Ci sono libri che si leggono e poi si ripongono su uno scaffale.
E ce ne sono altri che, una volta arrivati all’ultima pagina, continuano a camminare dentro di noi.
Si ami chi può di Filippo Roma, per me, appartiene alla seconda categoria.
È una storia breve, ma capace di parlare di qualcosa di enorme: il tempo. Quello che crediamo di avere sempre a disposizione, quello che rimandiamo pensando che ci sarà un domani, quello che impariamo ad apprezzare davvero soltanto quando scopriamo che potrebbe non essercene abbastanza.
Al centro della storia ci sono Anita e Lorenzo, una madre e un figlio legati da un rapporto fatto di complicità, comprensione e risate. Un legame che sembra indissolubile, solido, come solo un rapporto madre-figlio sa essere, fino a quando qualcosa cambia.
In un pomeriggio qualunque, Anita ascolta per caso una telefonata del figlio e scopre, così, che Lorenzo tradisce la moglie. Da quel momento, tra loro si crea una distanza che nessuno dei due riesce davvero a colmare. Non è soltanto il tradimento a incrinare il loro rapporto, ma tutto ciò che quel tradimento porta con sé: il giudizio, il silenzio, le cose non dette, l'impossibilità di guardarsi ancora con la stessa leggerezza di prima.
Poi, quando ormai sembra esserci ancora tutto il tempo per sistemare le cose, arriva una diagnosi che cambia completamente la prospettiva di entrambi.
Anita scopre di avere un male incurabile. Pochi mesi di vita, forse solo alcune settimane.
E improvvisamente il tempo assume un significato diverso.
Non è più qualcosa di astratto, scandito dalle lancette di un orologio o dalle pagine di un calendario. Diventa qualcosa di concreto, prezioso, terribilmente fragile.
Anita non ha paura soltanto di morire. Quello che davvero la terrorizza è il distacco. L'idea di dover interrompere il proprio cammino e lasciare indietro le persone che ama.
Usando le parole dell'autore Filippo Roma:
«Perché è quello il vero dolore: interrompere il cammino e abbandonare gli altri lungo la strada del tempo.»
Ed è proprio il tempo, a mio avviso, il vero protagonista di questo romanzo.
Anita decide di agire e propone a Lorenzo di partire insieme per un viaggio estivo. Ma quella che sembra essere semplicemente una vacanza diventa, pagina dopo pagina, qualcosa di molto più profondo.
È un viaggio dentro il loro rapporto.
Un tentativo di recuperare ciò che è stato perduto, di riaprire porte che erano state chiuse, di affrontare le ferite del passato e, soprattutto, di dire quelle parole che troppo spesso rimandiamo perché crediamo che ci sarà sempre un momento migliore per pronunciarle.
Ma il tempo non aspetta.
E questa è forse la consapevolezza più dolorosa che il libro ci consegna.
Viviamo come se i giorni fossero infiniti. Rimandiamo una telefonata, una visita, un chiarimento. Pensiamo che avremo tempo per chiedere perdono, per dire "ti amo", per cambiare qualcosa della nostra vita.
Poi arriva un momento in cui ci rendiamo conto che il tempo che davamo per scontato non era affatto infinito.
E allora vorremmo recuperare tutto.
Vorremmo tornare indietro, correggere gli errori, dire le parole che non abbiamo avuto il coraggio di dire, stringere più forte le persone che abbiamo lasciato andare.
È questo che Anita cerca di fare.
Prima che sia troppo tardi.
Il romanzo affronta così temi universali come il perdono, il rimpianto, la paura della separazione e il bisogno di riconciliarsi con le persone che amiamo. Ma soprattutto ci pone davanti a una domanda difficile: che cosa rimarrà di noi quando il nostro tempo sarà finito?
Forse non ciò che abbiamo posseduto.
Non il lavoro che abbiamo fatto.
Non i riconoscimenti che abbiamo ricevuto.
Non tutte le cose per cui abbiamo corso per una vita intera.
Resterà l'amore.
Quello che abbiamo dato e quello che abbiamo saputo ricevere.
Resteranno le tracce che abbiamo lasciato nelle persone che abbiamo incontrato. Le parole che abbiamo pronunciato. I gesti che qualcuno ricorderà. Le emozioni che abbiamo saputo regalare.
Perché forse una persona non smette davvero di vivere quando smette di respirare.
Una parte di quella persona continua a esistere nelle vite che ha attraversato.
Ed è proprio qui che il romanzo diventa, almeno per me, particolarmente intenso.
Perché ci ricorda che non sempre abbiamo il potere di scegliere quanto durerà la nostra vita, ma possiamo scegliere cosa fare del tempo che ci è stato concesso.
Il titolo stesso, Si ami chi può, sembra quasi un invito.
Un appello.
Amate finché potete.
Perdonate finché potete.
Scegliete finché potete.
Abbiate il coraggio di cambiare finché avete ancora tempo per farlo.
Perché il momento perfetto potrebbe non arrivare mai.
E forse dovremmo smettere di aspettarlo.
Ho trovato questo libro profondo, delicato e ricco di spunti di riflessione. La scrittura di Filippo Roma è semplice e scorrevole, ma riesce a lasciare spazio a pensieri che continuano a tornare anche dopo aver chiuso il libro.
Eppure, nonostante abbia apprezzato molto la storia e il modo in cui viene raccontata, devo ammettere che mi ha lasciato una sensazione di irrisolto.
Mi aspettavo qualcosa in più.
Non saprei spiegare esattamente cosa.
Forse una maggiore elaborazione di alcuni aspetti della storia, forse qualche risposta in più. Eppure, più ci penso, più mi chiedo se quella sensazione non sia, in fondo, coerente con ciò che il romanzo racconta.
Perché la vita stessa è piena di cose irrisolte.
Non tutte le domande trovano una risposta.
Non tutti gli errori possono essere cancellati.
Non tutte le persone hanno il tempo di dirsi tutto ciò che avrebbero voluto.
E non sempre possiamo cambiare ciò che è stato.
Possiamo però scegliere cosa fare del tempo che rimane.
Ed è forse questo il messaggio che porterò con me dopo aver letto Si ami chi può.
«Non è mai tardi per capire. Non è mai tardi per perdonare.»
Una frase semplice, ma che può diventare rivoluzionaria se davvero decidiamo di metterla in pratica.
Perché troppo spesso aspettiamo che sia la vita a costringerci a capire ciò che avremmo potuto comprendere prima.
Aspettiamo di perdere qualcosa per renderci conto del suo valore.
Aspettiamo di avere paura di perdere qualcuno per dirgli quanto è importante.
Aspettiamo di sentirci mancare il tempo per iniziare finalmente a vivere.
E forse dovremmo imparare a farlo prima.
Prima che arrivi quel giorno in cui ci accorgeremo che non possiamo più tornare indietro.
Una storia che, in qualche modo, ha incontrato anche la mia
C'è poi una ragione per cui questo libro, per me, va oltre la semplice lettura.
Nel giorno della presentazione di Si ami chi può, Filippo Roma ha ascoltato per qualche momento la mia storia.
Non servono necessariamente grandi discorsi per lasciare un segno nella vita di qualcuno.
A volte bastano poche parole.
Quelle giuste.
Quelle che arrivano esattamente quando ne abbiamo bisogno.
Le sue parole hanno contribuito a farmi aprire gli occhi su alcuni aspetti della mia vita e, in qualche modo, mi hanno aiutata a prendere una decisione che ha già iniziato a cambiarla.
Una decisione forse piccola agli occhi degli altri, ma enorme per me.
Quelle parole mi hanno ricordato che non devo accontentarmi.
Che il tempo che abbiamo a disposizione non è infinito.
Che rimandare continuamente ciò che desideriamo, ciò che ci rende felici, ciò che ci fa sentire davvero noi stessi, significa rischiare di consumare la nostra vita aspettando un momento che forse non arriverà mai.
E allora sì, forse questo libro mi ha lasciato una domanda più che una risposta:
se sapessimo di avere poco tempo, continueremmo a vivere nello stesso modo in cui stiamo vivendo oggi?
Io credo che la risposta dovrebbe farci riflettere.
Perché il tempo non torna.
Le occasioni non sempre tornano.
Le persone, a volte, nemmeno.
Ma finché siamo qui, finché abbiamo ancora tempo, possiamo scegliere.
Possiamo amare.
Possiamo perdonare.
Possiamo cambiare.
Possiamo smettere di accontentarci.
Possiamo avere il coraggio di scegliere ciò che ci fa sentire vivi.
E forse è proprio questo che Filippo Roma vuole ricordarci con Si ami chi può:
non aspettate di avere poco tempo per capire quanto vale.
Vivete adesso.
Amate adesso.
Siate felici adesso.
Perché il tempo che ci è stato concesso è limitato.
E proprio per questo, ogni singolo giorno merita di essere vissuto davvero.
La mia valutazione: ⭐⭐⭐⭐☆ (4/5)



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